LA SCUOLA DI KIBAYA
L'istruzione a servizio della pace e della riconciliazione
 
mensa
 

Se è vero che il processo di riconciliazione comincia nelle scuole, Progetto Rwanda cerca di favorire l’istruzione e la pace con una serie di interventi atti a garantire ai bambini questo fondamentale diritto. Dal 2001 siamo attivi nella scuola elementare di Kibaya, situata a un centinaio di chilometri dalla capitale Kigali, nel distretto orientale di Kibungo. La scuola era in completa rovina: non riparava i bambini dalla pioggia, gli studenti durante le lezioni sedevano per terra o sulle pietre, non c'erano lavagne. La dispersione scolastica era altissima e la maggior parte dei bambini in età scolare restava a casa a fare il possibile per mettere insieme un pasto.
Grazie alla collaborazione con l'Abbé Luc Bucyana nel tempo abbiamo realizzato tre importanti interventi:
1. Costruito 12 aule. Con la prima somma raccolta nel 2002 abbiamo costruito le prime 3 aule con grande entusiasmo dei bambini e delle loro famiglie, l'anno seguente altre 3 e attraverso una raccolta fondi in una scuola media di Ostia (Rm) è stato possibile acquistare i banchi e le sedie. Nel 2004 siamo riuscite ad avere i fondi per completare la costruzione dell'edificio e mettere in sicurezza le parti già esistenti. Attualmente la scuola è composta da 12 aule nuove e 2 aule vecchie, ma agibili. In totale abbiamo 1 classe materna che ospita 78 bambini, 3 prime, 2 seconde, 2 terze, 2 quarte, 2 quinte e 2 seste.
2. Realizzato la mensa. L'attivazione della mensa assicura ai bambini un pasto al giorno per 6 giorni la settimana per tutta la durata dell'anno scolastico. Questo servizio ha incentivato molte famiglie a mandare i bambini a scuola. I piatti vengono preparati e disposti sui tavoli, poi gli studenti entrano e si siedono, ognuno al proprio posto. Durante i pasti il corpo insegnante supervisiona i bambini, ognuno dei quali porta il proprio cucchiaino da casa. La dieta si basa principalmente sui prodotti che offre la terra: mais, banane, fagioli, patate. Sostenere la mensa è un passo importante per combattere la dispersione e la malnutrizione!
3. Attivato il refettorio. Dopo la realizzazione della mensa, nel 2010 è stato costruito il refettorio che ha iniziato a funzionare a partire dal 2011. I bambini, infatti, prima della costruzione del refettorio consumavano il loro pasto sui banchi di scuola o seduti a terra. Il refettorio è stato indispensabile per garantire l'igiene dei bambini.

Questi lavori hanno portato a scuola più di 1200 studenti. Attualmente sono 1209, l'anno scorso erano 968, all'inizio erano circa 500 la cui frequenza era saltuaria. Come si vede il trend della presenza degli studenti è in costante aumento e si prevede che nel giro di pochi anni dovremo costruire nuove aule, ampliare la mensa e il refettorio. I bambini sono affamati di conoscenza!

 

Intervista a Luc Bucyana

Salve Luc, lei è una delle persone ruandesi che collaborano con la nostra associazione ormai da più di 10 anni. Ci può raccontare in breve la sua storia?
Mi chiamo Luc Bucyana, sono ruandese e sono nato nel 1961 a Kibungo, nell’est del Rwanda vicino alla Tanzania. Sono nato e cresciuto a Kibungo, lì ho frequentato le primarie, mentre le secondarie in una zona che si chiama Zaza, a 23 km di distanza, dove ho seguito il seminario per diventare prete. Sono prete da 22 anni.
Come uomo e come prete mi sono sempre interessato e occupato di formazione. Dal 1988 al 1994 sono stato formatore nel seminario minore di Zaza poi è scoppiato il genocidio. Inizialmente ci siamo nascosti nel seminario che era una grande struttura. Quando il seminario venne accerchiato alcuni miliziani che ci conoscevano ci hanno affidato ad altri che ci hanno portato a Rwamagana, una zona a metà strada tra Kibungo e Kigali. Anche lì i miliziani ci hanno attaccato, eravamo nascosti in una casa da un giorno quando sono stato riscattato da un vescovo emerito, un hutu.
La situazione era molto complessa perché all’interno del paese c’era il genocidio, e dall’altra parte dal 1990 c’era la guerra del Fronte Patriottico Ruandese contro il regime di Habyarimana. Verso la fine di aprile il Fronte Patriottico aveva preso Rwamagana dove io ero rifugiato e ci hanno messo in un campo profughi.
Finito il genocidio sono tornato ad insegnare per qualche mese non nel seminario dov’ero perché era stato distrutto, ma a Kigali dove si raccoglievano tutti i seminaristi dispersi. Molti studenti infatti erano stati uccisi, altri erano ancora nei campi profughi. Era rimasta solo una minoranza in Rwanda che abbiamo messo insieme e abbiamo ricominciato a fare la formazione.

Come ha conosciuto Progetto Rwanda?
Nel 1995 decisi di andare in Italia e proseguire i miei studi. Mi sono laureato all’Università Gregoriana in Scienze Sociali nel 2000. In questo periodo trascorso in Italia casualmente ho incontrato Patrizia Salierno. Mi ricordo che eravamo all’ aeroporto di Fiumicino ad aspettare delle persone dal Rwanda. Il volo era molto in ritardo, io aspettavo un prete e Patrizia una persona dell’associazione Kanyarwanda che per caso conoscevo anch’io. Da lì ho conosciuto Progetto Rwanda. L’idea di un’associazione italiana che collaborava con le associazioni locali ruandesi mi piacque molto e così abbiamo fatto delle iniziative insieme ad esempio durante le giornate della commemorazione, poi Patrizia mi ha coinvolto in alcune attività dell’associazione.

Quando ha iniziato a collaborare con noi?
Quando sono tornato in Rwanda nel 2000 abbiamo iniziato dei progetti insieme.

Quali sono stati i primi progetti?
Per prima cosa abbiamo avviato alcuni sostegni a distanza a Kibungo. Avevo iniziato a fare delle indagini per trovare quei bambini che avevano proprio bisogno di sostegno fino a quando siamo arrivati a sostenere circa 80 bambini ed alcuni di loro stanno continuando gli studi.
Poi abbiamo fatto anche dei progetti più grandi. Abbiamo costruito una scuola in una zona molto rurale di Kibungo che si chiama Kibaya. Lì c’era una scuola con le aule di fango, il tetto in lamiera e i pavimenti in terra battuta. Quindi abbiamo costruito 3 aule poi altre 3 e così fino a 12 aule.
Dopo abbiamo continuato a pensare a Kibaya a come poter aiutare i bambini a frequentare la scuola, come coinvolgere anche gli altri, come motivarli e motivare e sensibilizzare i genitori. Ci sono molti genitori che non capiscono il ruolo della scuola e lasciano i bambini a casa. E’ per questo che abbiamo dato priorità alla mensa. La mensa funziona così: noi diamo da mangiare a tutti i bambini della scuola sia quelli che vanno a scuola la mattina sia quelli che vanno il pomeriggio. A mezzogiorno e mezzo tutti i bambini mangiano insieme poi quelli del turno della mattina tornano a casa, quelli del turno del pomeriggio entrano in aula. Con questo metodo siamo passati da 800 a 1.200 bambini. Ora la mensa funziona bene e anche i genitori partecipano ai costi di gestione delle mensa perché è molto importante che la mensa sia percepita come una cosa che appartiene alla comunità e non solo come un dono di Progetto Rwanda che ha bisogno di sostegno esterno per funzionare. Adesso si è anche costruito il refettorio. Il progetto continua e siamo sempre in corrispondenza anche se sono tornato in Italia.

Come mai è tornato in Italia?
Dall’anno scorso ho ripreso i miei studi, sto facendo un dottorato in Scienze Sociali. La mia tesi è sul mantenimento della pace che era il mandato dell’Onu nel 1994. L’Onu non fu capace di fermare quella guerra e di fermare il genocidio. Io sto analizzando quel mandato per valutare cosa non è andato, perché non ha funzionato. Questo è importante per il nostro futuro, per prevenire possibili guerre.

E invece cosa prevede per il suo futuro?
Il mio futuro è in Rwanda. E’ nel campo della formazione. Sto pensando, grazie al dottorato, di dedicarmi alla formazione superiore, ad una università locale per formare anche gli insegnanti quindi una facoltà di pedagogia e una di sviluppo rurale.

Grazie Luc per averci dedicato il suo tempo e in bocca al lupo per il suo futuro. C’è per caso una cosa che vorrebbe dire ai nostri sostenitori?
Si, vorrei dire che forse per loro è difficile misurare l’impatto del loro sostegno. Noi lo viviamo e lo vediamo. Quando nel 2000 abbiamo iniziato il sostegno a distanza tanti bambini frequentavano le primarie, alcuni di loro ora stanno finendo la scuola secondaria, altri stanno per andare all’università. Insomma sono cresciuti e sono potuti andare a scuola grazie al sostegno, hanno cambiato la loro vita. I sostenitori devono andare fieri di ciò che hanno fatto e di ciò che continuano a fare. I frutti del loro impegno sono visibili!

 
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Anche tu puoi dare un contributo concreto all'istruzione in Rwanda:
- con 30 euro puoi garantire un pasto al giorno ad un bambino per un anno, un modo sicuro per evitare la dispersione scolastica;
- con 10 euro puoi regalare una divisa scolastica ad uno dei 1.209 studenti della scuola di Kibaya (le divise saranno confezionate dalla cooperativa locale Terimbere, per saperne di più sulla cooperativa che cucirà le divise vai sul nostro sito alla pagina:
http://www.progettorwanda.it/Agnes_terimbere.html.


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