Fidèle è nato nel 1984 a Bugesera-Kanzenze (Kigali rurale).
Prima del genocidio viveva in campagna con i genitori e una sorella maggiore. I genitori, Rukara Simon e Mukarurinda Regina, erano agricoltori, possedevano cinque vacche, un terreno agricolo molto fertile e un grande bananeto. Coltivavano la terra vendendo il surplus del raccolto, le banane e la birra di banana
Il 12 aprile, ad una settimana dall'inizio del genocidio, la sua famiglia insieme a tutti i tutsi del loro villaggio, si rifugiarono in uno stagno nascondendosi tra i papiri. Poco dopo i genitori, insieme ad altre dieci persone, vennero scoperti e uccisi dagli interhamwe. Fidèle e sua sorella si salvarono addentrandosi nello stagno. In seguito sua sorella insieme ad un'altra ragazza vennero catturate e uccise.
Il 24 aprile i genocidari sguinzagliarono i cani alla ricerca degli ultimi sopravvissuti. Fidèle fu scovato da due cani e colpito al collo con il machete. Tutti gli altri vennero giustiziati. Lui fu l'unico a sopravvivere perché creduto morto. Perse conoscenza e per due giorni rimase sotto i cadaveri. Quando si riprese riuscì a trascinarsi fino allo stagno dove incontrò un altro bambino sopravvissuto che lo accompagnò a farsi curare.
Dopo il genocidio Fidèle ha ritrovato due sorellastre, figlie che il padre aveva avuto fuori dal matrimonio. E' andato a vivere con loro in campagna. Le ragazze (di tre e sette anni più grandi) ben presto gli hanno impedito di continuare a frequentare la scuola anche se figurava tra i migliori alunni della sua classe. Doveva lavorare nei campi e accudire la casa.
Nel 2001 l'Associazione Kanyarwanda ci ha segnalato il suo caso e Progetto Rwanda ha attivato a suo favore un SOSTEGNO A DISTANZA. Questo ha permesso al ragazzo che allora aveva 17 anni, di riprendere gli studi scolastici e di trasferirsi a Kigali dove è stato accolto nella "casa-famiglia" per orfani del genocidio promossa da Suor Cecile, donna energica e straordinaria che ha salvato decine di bambini e rimasti completamente soli al mondo. Sr. Cécile, con la sua determinazione, era riuscita ad ottenere da un suo conoscente l'uso temporaneo di una piccola e modesta casa per dare un tetto a sei/sette tra bambini e adolescenti che altrimenti sarebbero finiti sulla strada o sfruttati.
Terminate le scuole primarie, Fidèle ha chiesto di seguire un corso di taglio e cucito. Concluso il corso professionale ha presentato alla sua sostenitrice un microprogetto per il finanziamento di un’attrezzatura di base per continuare in proprio l’attività: un tavolo, una macchina da cucire e una per le asole. In questo modo si è potuto unire ad una cooperativa che opera in una zona di Kigali molto attiva nel settore sartoriale e vicina al grande mercato delle stoffe.
Le cicatrici dei colpi di machete non si sono mai completamente rimarginate. Causano a Fidèle frequenti mal di testa, forti dolori alla colonna vertebrale e disturbi agli occhi che compromettono spesso la sua attività di sarto e di conseguenza una riduzione dei suoi introiti.
A maggio del 2008 Fidèle si è sposato con Jeanne, anche lei sarta, e a luglio del 2009è nata la loro primogenita.
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